L’accoglienza del ping-pong

Stefano82Piccoli racconti30 Ottobre 202576 Views

Come ho scritto in un precedente articolo dedicato al karaoke, dei miei viaggi in Cina quel che mi colpisce ancor più dei monumenti o dei magnifici paesaggi, sono le esperienze che ho l’opportunità di vivere nel contatto con i cinesi.

Una di queste esperienze vissute durante il mio ultimo viaggio è di certo quella “dell’accoglienza del ping-pong”, un momento in cui i cinesi mi hanno fatto sentire un po’ meno 老外 [lǎo wài], cioè “straniero”, ed è accaduta simbolicamente lo stesso giorno del karaoke, nel pomeriggio a seguire il pranzo. Quel pomeriggio, infatti, la figlia della cugina di mia moglie aveva una lezione di ping pong a cui ci hanno invitato ad assistere.

Vedere dal vivo l’allenamento è stato davvero affascinante. Non posso dire certo di essere esperto di ping pong, ma vedere come si allenano i bambini cinesi e paragonare i loro movimenti, i loro colpi, al ricordo delle partite fatte con gli amici nei bar di paese, partite che ricordavo come epiche fino a qualche tempo fa, è stato davvero bello. Inutile dire che quello spettacolo ha fatto di colpo apparire il ricordo di quelle epiche sfide come prove sgangherate frutto di movenze sconclusionate.

Ma la cosa che mi ha colpito di più, oltre alla grazia e accuratezza dei movimenti, alla precisione del ritmo incessante con cui colpivano la pallina, è stata l’accoglienza. Il primo allenatore della scuola, vedendomi assistere alla lezione, incuriosito dalla strana presenza di un 老外 [lǎo wài] in una piccola scuola di ping pong alla periferia di Xi’an, mi ha caldamente invitato ad “assaggiare” un vero allenamento di ping pong cinese.

Dopo pochi colpi inizia subito a darmi i consigli giusti, come tipo, tenere il braccio fermo e muovere solo la spalla, non sventolare insomma la racchetta come fosse una paletta per ammazzare le zanzare. Il braccio deve stare fermo! È la spalla che deve muoversi per movimenti precisi ed imprimere maggior forza ai colpi.

Nel suo invito e nei suoi consigli non ho percepito nessuna supponenza ma solo voglia di insegnare la sua grande passione per questo sport.

Non credo di esser riuscito ad assimilare subito i suoi consigli ma di certo mi sono sentito meno 老外 [lǎo wài] del solito e, decisamente, a casa.

Prima di uscire getto uno sguardo sui cartelli e le targhe affisse sulle pareti della scuola, su un cartello c’era la foto con il suo nome 张慧敏 [Zhāng huì mǐn], cerco di leggere in fretta il resto e con grande sorpresa leggo che il tizio, oltre ad essere primo allenatore della scuola, è stato campione di diversi tornei dello 山西 [Shān xī],una regione cinese di circa 35 milioni di abitanti…

Così, se l’accoglienza calorosa mi ha fatto sentire a casa, leggere quei cartelli mi ha fatto sentire onorato per la passione e semplicità con cui un ottimo atleta ha insegnato la sua arte sportiva ad un dilettante straniero.

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