
In Cina la Memoria della Resistenza non è assolutamente vista come tema controverso, a differenza di quel che succede in Italia. Il racconto di queste vicende viene riportato senza problemi su testi di lingua delle elementari.
Una piccola esperienza personale mi ha dato modo di avere un termine di paragone ed uno spunto di riflessione circa la maniera in cui due popoli, quello cinese e quello italiano, conservano la memoria di un fenomeno vissuto da entrambi, vale a dire la Resistenza all’aggressione straniera e la lotta contro il fascismo/nazionalismo.
La comune esperienza mostra nei due popoli alcuni tratti comuni ma, seppur in fin dei conti la Resistenza ha vinto sia in Italia che in Cina, considerati gli sviluppi successivi alla fine della guerra, si può dire che la vittoria cinese sia stata una vittoria totale e definitiva ottenuta dai soli comunisti, mentre quella italiana una vittoria in cui hanno partecipato i comunisti insieme a cattolici e forze alleate.
L’esperienza nasce quando sfogliando un libro di testo di seconda elementare cinese, mi sono imbattuto nella storia di Liu Hu Lan, martire della Resistenza cinese uccisa a 15 anni dai fascisti del Guo Min Dang per non aver rivelato il nascondiglio dei compagni. Il testo viene utilizzato in tutto il territorio della Repubblica Popolare senza distinzioni.


Nella lezione numero 18 del testo, in un brano sintetico, viene raccontato l’episodio in cui la ragazza viene catturata e minacciata di essere uccisa se non avesse rivelato i nomi ed il nascondiglio dei suoi compagni. Alle minacce dei soldati del Guo min dang la ragazza risponde così:
打死也不说!
“Non parlerò neanche morta!”
E poi
“要杀要砍由你们,怕死不当共产党!”
“Mi potete anche uccidere o tagliare la testa, i comunisti non hanno paura di morire!”
Nel finale si racconta che Mao, venuto a sapere dell’episodio, scrisse il seguente verso
生的伟大,死的光荣
Grandiosa nella vita, morta con onore

La lezione viene riportata dunque in tutto il territorio cinese senza che nessuno si sogni minimamente di dire che certi temi non sono adatti a dei ragazzi di seconda elementare perché “divisivi”.
Scorrendo le pagine dello stesso libro, inoltre, si incorre in testi semplici adatti ai bambini, che oltre ad insegnare le prime parole della propria lingua, trasmettono la memoria storica condivisa di una nazione.
Così mi sono domandato cosa sarebbe successo se su un testo di seconda elementare italiano si fosse parlato di Resistenza o di qualche brigata dei G.A.P. o dell’esecuzione per mano Nazista del martire Aldo Salvetti e delle sue ultime parole prima di spirare: “Conoscerete i miei compagni quando verranno a vendicarmi” . Apriti cielo!
La cronaca recente è piena di proteste o divieti contro insegnanti di scuole medie per aver proposto Bella Ciao per celebrare il 25 Aprile oppure come compito a casa per la lezione di musica.
Proteste o provvedimenti di divieto come si son visti in Italia non sarebbero neanche pensabili in Cina. La vulgata italica e occidentale classifica tutto questo come frutto di un regime dittatoriale e antidemocratico ma la realtà è ben altra: la vittoria della Resistenza Cinese è stata netta, completa e senza ripensamenti. Finita la Seconda Guerra mondiale i giapponesi furono sconfitti e cacciati dalle zone invase così come avvenne con i nazionalisti di Chang Kai Shek, costretti a ripiegare a Taiwan, un’isola che tutti i trattati internazionali continuano a sancire come parte integrante dell’unità territoriale cinese, qualsiasi cosa dica la propaganda occidentale.
Ecco, il punto è proprio questo, la completezza della loro vittoria ha potuto rendere possibile la costruzione di una memoria condivisa indiscutibile.
Se è vero che poi dalla fondazione della Repubblica Popolare ad oggi i cambiamenti sono stati ben più traumatici e netti che in Europa (si pensi al repentino passaggio dalla Rivoluzione Culturale all’introduzione violenta di elementi provenienti dalla società di mercato), se è vero che anche il Partito Comunista Cinese è stato attraversato da diverse fazioni e profonde divisioni, su un punto tutti si trovano d’accordo e non si sognano di discutere: Mao Ze Dong ed il Partito Comunista Cinese hanno liberato e fondato la nuova Cina.
没有共产党,没有新中国 (Méi yǒu Gòng chǎn dǎng méi yǒu xīn Zhōng guó) che, tradotto, significa: “Senza il Partito Comunista Cinese non esisterebbe la Nuova Cina”. Questo è un adagio che neanche il più acerrimo nemico di Mao metterebbe mai in discussione in Cina.
Ecco credo che in Italia questo non è stato possibile fondamentalmente perché seppur la Resistenza sia stata condotta in maniera maggioritaria dai Comunisti, questi non erano l’unica forza, hanno partecipato alla Resistenza anche altre forze. La Liberazione inoltre, come noto, è giunta anche grazie all’impiego delle forze degli alleati guidati dagli americani.
Hanno pesato anche gli equilibri dei blocchi contrapposti delineati nella conferenza di Yalta, che hanno posizionato l’Italia al di là della Cortina di Ferro, nella zona d’influenza statunitense.
Dulcis in fundo, la famigerata Amnistia Togliatti con lo spirito di pacificazione nazionale, rimette in libertà migliaia di fascisti responsabili di numerosi crimini durante l’occupazione nazista, personaggi che è difficile ipotizzare abbiano potuto abbracciare repentinamente gli ideali democratici della nuova società.
Cioè, in poche parole, se i cinesi hanno condotto l’opera a conclusione, in Italia, in virtù delle condizioni storiche e degli eventi citati, la vittoria non è stata completa, lasciando l’opportunità agli sconfitti, nonostante avessero contribuito al disastro umano e sociale che tutti conoscono, di tornare in libertà e, magari, ricominciare una nuova vita politica conservando vecchi ideali.